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Esercitarsi a Copiare per Essere Creativi

Pablo Picasso sosteneva che l’arte in realtà è un furto. Se ci pensiamo bene è vero: nessuna idea è realmente originale, ma nasce da qualcosa di preesistente.

Osservare, copiare, imparare a rubare quello che ci serve dai nostri maestri, fa tutto parte del processo creativo.
Lo sostiene fermamente anche Austin Kleon – scrittore, artista e speaker per colossi come Google, Pixar, TED – che ha scritto un intero libro sul tema, intitolato appunto “Ruba come un artista”. Un piccolo vademecum per creativi, per migliorare metodo, produttività e, aggiungerei, autostima.

In fondo l’idea del genio artistico un po’ bohème è solo un’invenzione romantica, senz’altro affascinante, ma ben poco aderente alla realtà. Uno stereotipo che effettivamente non ci viene in aiuto nel momento in cui decidiamo di metterci a lavorare.

Citando lo scrittore Jonathan Lethem: «se pensiamo che qualcosa è originale, è semplicemente perché non ne conosciamo le fonti».

La domanda è lecita: ma allora dove sta la creatività?
Essenzialmente nella capacità di assorbire e rielaborare tutto ciò che ci ispira, e nel riuscire a comunicarlo con un nostro linguaggio personale al mondo. Perché il messaggio risulti autentico si deve però essere in grado di selezionare solo ciò che ci emoziona e ci interessa nel profondo.
La copia non deve essere passiva, altrimenti si parla di plagio, ma conoscitiva, deve fare di un gesto un’abitudine che si integri coerentemente con la nostra visione delle cose. In poche parole deve essere parte di un processo, un metodo, non il risultato finale.

La storia dell’arte, per esempio, si è evoluta proprio grazie ad artisti che hanno studiato l’opera dei loro maestri, copiando più e più volte, fino a giungere a qualcosa di inaspettatamente nuovo.

Concerto Campestre, Tiziano

Dejeneur sur l’herbe, Manet

Desayuno sobre la hierba, Picasso

Ogni copia è in effetti il risultato di un processo creativo, in quanto espressione critica –più o meno cosciente – della cultura visiva alla quale si riferisce.

Nella riproduzione di qualcosa entra sempre in gioco la nostra memoria irrazionale e la nostra esperienza personale, due fattori che ci permettono di dare vita ad un linguaggio unico, il nostro, mediatore più o meno volontario, ma necessario, tra l’originale e la copia.

Ecco quindi un esercizio molto interessante, che Austin Kleon consiglia a creativi e aspiranti tali: costruire un albero genealogico con le personalità che più ammiriamo.

Si parte da un artista, musicista, scrittore, ecc che amiamo; si studia la sua carriera nei dettagli e si identificano tre figure che a sua volta hanno ispirato la sua opera.
Si fa lo stesso per ognuna delle tre personalità individuate. Il processo va ripetuto più volte: alla fine avremo creato una mappa in grado di mostrarci da dove arriva la nostra ispirazione e come si sono evolute le idee per arrivare fino a noi.
Questo esercizio serve principalmente a chi lavora di pensiero, per sentirsi parte di qualcosa e per superare quel senso di frustrazione e impotenza che prima o poi colpisce ogni creativo. In qualche modo è un antidoto al blocco della pagina bianca, perché ci solleva dalla responsabilità di dover inventare qualcosa di nuovo.

La copia e l’imitazione, attraverso un lavoro di rielaborazione, di analisi e di presa di coscienza, diventano strumenti di analisi del nostro processo percettivo, valutando ciò che ci piace e che ci ispira, per capirne così il meccanismo selettivo che ne è alla base.
Un processo che non è del tutto controllabile, forse, ma che ci permette di visualizzare più chiaramente i nostri obiettivi e la direzione verso la quale ci muoviamo.

Per concludere con le parole dello stilista giapponese Yohi Yamamoto «Inizia copiando ciò che ti piace. Copia copia, copia, copia. Alla fine della copia troverai la tua identità».


AUTHOR:

 Di Claudia Carbonari