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Le nuove forme di comunicazione e narrazione nelle mostre d’arte.

Le mostre d’arte oggi: una riflessione sulle diverse tipologie di esposizioni.

In questi ultimi anni è possibile assistere a una sempre maggiore diffusione di eventi legati all’arte, in particolare sotto la forma di mostre temporanee, sia che si tratti di esposizioni di opere di artisti viventi che rassegne di grandi autori del passato.

Questo grande fenomeno, che volendo esasperare i termini si può considerare una “moda” (ma, a mio parere, destinato ad avere un successo ben più duraturo di un semplice “trend”), riesce a convogliare masse sempre maggiori di visitatori verso il vastissimo mondo dell’arte, e con sempre maggiore frequenza riesce a portare anche nei centri minori eventi che, oltre a fare cassa, devono appagare e, possibilmente, istruire il pubblico.


Alla luce di ciò, alla tradizionale forma della mostra monografica, dedicata all’opera di un solo artista, si stanno sempre più spesso affiancando nuovi modelli di esposizione (veri e propri “format”, se così vogliamo chiamarli), con lo scopo di cercare nuove forme di comunicazione in cui l’opera d’arte non si ponga soltanto come segno di grande maestria dovuto a un dato artista di una data epoca, ma anche e soprattutto come parte fondamentale e imprescindibile di una narrazione, che, proprio mediante le immagini della storia (anche recente o recentissima), sappia ricostruire un contesto culturale che viene percepito e fatto proprio con maggiore facilità dallo spettatore.

Queste mostre, definibili come “tematiche”, sono accomunate da un ribaltamento generale del concetto di mostra temporanea come immaginata fino ad alcuni anni fa: con l’eccezione di alcune grandi rassegne di arte contemporanea, le esibizioni di opere d’arte erano sempre e necessariamente legate a uno studio approfondito su un certo artista o su una certa epoca, cosa che le rendeva caratterizzate da una forte scientificità e da un assetto espositivo rigido e “scolastico”.

Ciò non significa certo che le mostre monografiche rappresentino un noioso mezzo di comunicazione e informazione in ambito artistico, perché nei casi meglio riusciti il risultato finale si è dimostrato eccezionale, come nei casi, visti personalmente, delle mostre dedicate a Francesco Guardi (Venezia 2012) e a Paolo Veronese (Verona 2014).

Tuttavia ritengo che la nuova frontiera sia rappresentata da eventi che riescano a creare visivamente dei contesti culturali che il visitatore può, sfruttando semplicemente la propria immaginazione e la capacità di accostare immagini somiglianti, ricostruire nella propria mente, rendendosi parte attiva del percorso espositivo.

Per quanto riguarda la mia esperienza personale, sono proprio queste mostre d’arte ad avermi colpito di più, e credo siano quelle che meglio riescono a comunicare con lo spettatore.
La piccola mostra dedicata al tema dell’Annunciazione al Centro Candiani di Mestre, per esempio, riesce a far viaggiare nelle diverse epoche e nelle diverse culture, sottolineando differenze ma anche schemi comuni che si riscontrano in opere più o meno legate a questa tematica sacra nel corso di numerosi secoli (fino a lavori degli ultimi due anni).

Ancor più sorprendente e intuitiva è stata la visita a due mostre dedicate a grandi pilastri della letteratura italiana, vale a dire quella sull’umanista Pietro Bembo (Padova 2013) e quella sull’Orlando Furioso di Ariosto (Ferrara 2016).

In questi casi, la scelta delle opere d’arte da esporre è stata determinata da numerosi fattori (contesto culturale, tematiche comuni, ecc.) che esulano dal semplice e rigido studio di uno specifico ambiente artistico.
Per esempio, nei due casi sopra citati si è tentato, a mio parere con successo, di ricostruire iconograficamente il mondo culturale in cui i letterati e le loro opere sono nati, con riferimenti non banali e, nonostante ciò, abbastanza intuitivi.

Qui si gioca quindi anche sulla “creatività” di chi organizza e allestisce la mostra, che dunque non è più una “semplice” esposizione di opere ma un vero e proprio racconto costituito da immagini, quasi essa stessa un’opera.

Questa formula, spesso non troppo apprezzata dagli storici dell’arte più “puri”, è in realtà molto brillante e rappresenta un’evoluzione nel modo di proporre l’arte agli occhi delle persone.
Essa richiede a chi lavora nell’ambito della storia dell’arte di abbandonare vecchi stilemi e di confrontarsi con i nuovi paradigmi comunicativi della società, una società che sempre più fonda le proprie esperienze sulle immagini e sempre meno sui testi scritti.

Ciò non significa che non debba sussistere un vasto studio di supporto all’esposizione, ma la forma e l’obiettivo di essa esulano dalla tradizione e si adeguano alle esigenze odierne, mettendo organizzatori e allestitori in una posizione inedita di veri e propri “creatori” di una mostra, con la responsabilità di scelte talvolta anche discutibili ma dettate non solo dalla conoscenza ma anche, e soprattutto, da una buona dose di intuizione e percezione personale, che rendono questi eventi meno “scientifici” ma più adeguati ai tempi che cambiano.


AUTHOR:

 Luca Sperandio