Incontro con Jacques Séguéla, guru della pubblicità mondiale
I grandi personaggi della pubblicità mondiale, quelli che hanno travalicato la conoscenza degli addetti ai lavori per diventare dei punti di riferimento storico-culturali, non sono poi molti. Uno di questi pochi potrete incontrarlo di persona mercoledì 19 maggio ore 12.00 a Milano: è Jacques Séguéla.
Autore di alcune fra le più celebri campagne pubblicitarie degli anni Ottanta, nonchè di best-sellers entrati nelle librerie di tutti gli appassionati di comunicazione, Seguela è anche l’artefice più o meno segreto di ben 19 campagne elettorali vincenti su 20. Proprio di queste parlerà nell’incontro con il pubblico alla FNAC di Milano, in Via Torino per la presentazione del suo ultimo libro edito da Fausto Lupetti Editore: “Presidente da vendere”.
L’incontro sarà moderato dal direttore di Affaritaliani.it Angelo Maria Perrino, con la partecipazione del prorettore dell’Università Iulm Alberto Abruzzese (uno dei massimi esperti italiani dei fenomeni pubblicitari) e la presenza dell’editore Fausto Lupetti. Ci sarò anch’io, ad ascoltare e magari a strappare una breve intervista.
Lasciando da parte gli artisti alla Toulouse-Lautrec o alla Depero riconducibili in modi diversi all’epoca degli affiches, Seguela è accostabile ai vari McManus, Hopkins, Reeves, Burnett, Ogilvy, Gossage, Della Femina, Abbott… e fra gli italiani, Testa, Pirella, Toscani: figure che non solo hanno partorito grande idee di comunicazione e portato al successo prodotti, marche e persone, ma che hanno indicato a tutti una strada, hanno posto una pietra miliare nella disciplina pubblicitaria, rappresentando un’intera stagione creativa.
Abbiamo constatato tutti, con Barack Obama, quale fenomeno planetario può essere una campagna elettorale indovinata. “Presidente da vendere” parla di questo. Parla di storie, idee e strategie per portare un uomo politico alla vittoria. Un traguardo che Séguéla ha raggiunto la prima volta in Francia con François Mitterand, contrassegnado la sua campagna elettorale con lo slogan “La forza tranquilla“.
Ma come si vende un uomo politico? Come un prodotto, una saponetta, un’auto? Jacques Séguéla porta il suo punto di vista non privo di esagerazioni, paradossi, eccessi, retorica, ma in molti passaggi ricco anche di inattesa umiltà e realismo, per spiegare le differenze sottili e fondamentali, ma anche le grandi analogie, fra questi due modi di comunicare, quello dell’advertising commerciale e quello dell’advertising politico.
Grazie alla partnership di Zooppa con Fausto Lupetti Editore (che, ricordo, vi dà diritto al 20% di sconto su tutti i libri acquistabili dal sito www.faustolupettieditore.it) abbiamo il permesso di pubblicare alcuni estratti del libro.
“Negli ultimi decenni, la pubblicità commerciale si è persa in una crescente convenzionalità, che l’ha resa sempre più invisibile: i consumatori la notano, ma sempre più raramente la registrano sul proprio hard disk. Solo la pubblicità elettorale continua a innovare. Dall’indimenticabile manifesto con l’uomo “incinto”, che rivelò Margaret Thatcher [...] fino alla “forza tranquilla” personificata da Mitterrand, passando per [...] Barack Obama e la sua sottoscrizione popolare, è lei ormai che detta le regole e influenza la pubblicità commerciale. Perché questa differenza? In fondo sono gli stessi cervelli che le concepiscono, gli stessi talenti che le creano, gli stessi media che le diffondono, gli stessi progressi tecnologici che le fanno avanzare. [...] Queste pagine provano a dare una risposta, rivelando qualche “segreto di produzione” di quelle campagne che, negli ultimi anni, hanno infiammato le urne, dando avvio a importanti svolte sociali.”
“Per un pubblicitario, c’è più da imparare dal fallimento di una presidenziale che da tutti i fiaschi commerciali messi insieme. Delle venti presidenziali che ho condotto in giro per il mondo, ho avuto la fortuna di vederne riuscire diciannove e solo la ventesima, quella di Lionel Jospin, fallire. Ho vissuto quella sconfitta come un’onta, un lutto. Un peso così ingente da portare che mi fece rifiutare, di lì in poi, ogni nuova partecipazione elettorale.”
“C’è sempre del sentimento in un pubblicitario appassionato. Ma il sentimento di sconfitta, se riguarda un detersivo, si dimentica presto. Fa più male dal punto di vista finanziario che affettivo. Come potrebbe essere la stessa cosa quando si partecipa direttamente al fallimento del destino di un uomo, alla disperazione dei suoi militanti, al rifiuto di un popolo, di un progetto di vita? È una delle ragioni per cui la pubblicità politica si pone al di sopra della pubblicità commerciale, quali siano i suoi limiti”.
“I francesi si ricordano della “forza tranquilla”, ma hanno dimenticato le 101 proposte del Partito socialista. Un presidente della Repubblica è vincolato più dalla promessa del suo manifesto che da quella del suo programma.”
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