Mass Media VS Social Media
Data: 1 aprile 2010
Nel mio blog Doctor Brand ho cercato di capire che correlazione esiste tra il mondo dei broadcast-media (TV, radio, stampa, cinema etc) e quello dei social media (blog, wiki, social network, tag etc)? Che tipo di comunicazione si stabilisce e quanto il messaggio influisce sul canale? Sta ancora in piedi il Modello matematico di Shannon-Weaver? Si può sempre parlare di emittente e ricevente? Proviamo a lavorarci insieme!
Partiamo dai MASS MEDIA.
- Modalità comunicazione da uno a molti. I “molti” sono spesso un pubblico indistinto ed indifferenziato ma tuttora costituito da un gran numero di persone.
- Struttura del modello verticale. Barriere in ingresso, costi e architettura tecnologica rendono difficoltoso l’accesso e la produzione di contenuti dal basso.
- Canale unidirezionale. Assenza o scarsa possibilità di feed-back, passività nella fruizione.
- Bassa interazione. Sia tra emittente-ricevente, sia tra ricevente-ricevente.
Tutto ciò naturalmente non le dovute eccezioni e specifiche di ogni mezzo: ad esempio la radio sta sfruttando le potenzialità di Internet e si sta riposizionando vicino ai media interattivi. La TV fa ancora fatica, mentre cinema e soprattutto stampa stanno subendo un drastico dimensionamento.
Vediamo ora i SOCIAL MEDIA.
- Modalità comunicazione da molti a molti. Inizia l’era della conversazione: enormi aggregazioni di senso si trasferiscono dal mondo reale a quello virtuale.
- Struttura del modello reticolare. Gratuità, velocità, multicanalità, interconnessione, accesso diretto ed indiretto all’informazione, tagging, folksonomia, divulgazione contenuto.
- Canale bidirezionale. Il monologo si trasforma in dialogo; scambio e feed-back in tempo reale. Le persone possono contemporaneamente fruire, creare, modificare, commentare e rankare.
- Alta interazione. Emittente e ricevente si alternano in un flusso continuo di ruoli, ma privo di gerarchie; le regole quantitative sono dettate dal passaparola e dalla qualità.
I social media sostituiranno i mass media? Non credo. Casomai li modificheranno.
Sono bastate due immagini e poche righe per intuire la portata epocale del fenomeno: se cambiano i paradigmi di comunicazione, deve cambiare anche il modo in cui il brand si relaziona con il proprio pubblico. Inutile sottolineare, infine, che un media mix vincente integra mass e social media.
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Io ritengo che i Social Media siano si una rivoluzione, ma anche una bolla che prima o poi scoppierà, il dialogo tra tante entità e lo vediamo anche in Zooppa (anche se non è un esempio che calza alla perfezione, ma è il piu’ vicino a chi leggerà) è molto sterile a volte. Tutta questa interazione spesso si traduce in puro caos, faccio un sesempio i gruppi di FB, dove alla fine non si discute di nulla ma si lapida solo chi la pensa diversamente.
Ci sarà una crescita ulteriore di questi mezzi, per poi andare verso una forma di equilibrio fisiologico ed inevitabile. Ci sono e resteranno gli amatori di queste forme comunicative, ma dubito che la massa mai preferirà un dialogo al bar con un’interlocutore vero ad una pagina piena di avatar che si aggiorna automaticamente.
la comunicazione da molti a molti crea un numero di connessioni che può avere un impatto disarmante. uno dei guru dei Mass Media ipotizza la pace nel mondo entro 30 anni grazie a Facebook.
un dato fondamentale dei social media è che è una persuasive technology è più facile essere influenzati da un amico che da uno spot, c’è una persuasione interpersonale di massa. Le richieste (ad esempio su FB) arrivano da persone amiche, dunque sono credibili..
@jdot: credo anche io che il flusso continuo ed ininterrotto di dati, informazioni e comunicazione ha bisogno di filtri (semantici?) per separare rumore di fondo dall’interesse reale; non è semplice evitare l’entropia!
@enrica: mi piace questa visione etica dei media sociali… :)
@enrica io ai Guru non credo, quello che scrivi mi sembra una leggenda metropolitana delle piu’ banali, la pace nel mondo ci sarà solo quando finirà di esistere la natura umana, quest’ultima è tutt’altro che pacifica, nell’istinto di qualunque forma vivente ci sono regole e impulsi non quietabili da nulla e nessuno, solo gestibili e controllabili ma in una situazione stabile di relativo benessere. La comunicazione libera serve a creare democrazia e questo vale in particolare in quei paesi dove vige ancora una dittatura spesso comunista (se non esclusivamente) vedasi cina – parte della korea – cuba etc. Con internet, videocamere nei cellulari etc. si sa finalmente cosa accade ovunque, un tempo era tutto insabbiato, persino le previsioni meteo erano mirate a invogliare le manifestazioni politiche di piazza.
Per gli “amici” di FB posso dirti che nel 99% si tratta di persone che vogliono farsi i fatti tuoi, già è difficile poter dire di avere un vero amico nella vita reale, figuriamoci dietro uno schermo (poi magari tu sei un caso speciale e hai solo veri amici e credibili). FB è una grande manovra di Marketing con la scusa di radunare amici e promuovere una mirata campagna di Advertising Pay Per Click, conoscendo dati sensibili abituni e preferenze degli utenti, carpite facendoti fare giochini, quitz etc.
Insomma la solita furbata che viaggia sul filo della legalità (sinche’ dura) e che fa diventare milionari pochi sulle spalle di tanti, mi trovi preparato sull’argomento perchè ho usato lo strumento pubblicitario di FB per circa 2 anni (oltre a quello di google ma per poche settimane, troppo caro non competitivo).
Essere ottimisti è una bella cosa, ma vedere il bicchiere mezzo pieno piuttosto che mezzo vuoto non implica che si riempia da solo. ;)
@jdot a differenza di te io ho ancora fiducia nell’essere umano, se la perdessi, smetterei anche di fare la designer.non ti spiego perchè ne ho ancora tanta, altrimenti cambieremmo tema.
Bisogna stare attenti al non confondere il mezzo con l’utilizzo.
il fatto che facebook, come dici, sia nato come strumento di marketing non impedisce e non nega che possa diventare lo strumento con cui cambiare il mondo.
così come la scoperta della fissione nucleare nata per creare energia è stata utilizzata per creare la bomba atomica. Il problema dunque non è il mezzo in se’ ma l’uso che ne viene fatto.
c’è chi nel web passa ore a cazzeggiare e chi invece organizza manifestazioni che riuniscono migliaia di persone, c’è chi lo usa per farsi i fatti degli altri e chi promuove l’attivismo su temi quali il cambiamento climatico, i diritti umani, e i conflitti religiosi, e c’è chi come Amnesty international ha visto triplicare la partecipazione alle petizioni grazie alla condivisione su facebook.
i social media inoltre contribuiscono alla creazione di una consapevolezza che tutto è interconnesso fornendo un feedback importante per le nuove generazioni.
il web è una persuasive technology e in mani sbagliate produce effetti dannosi.
ma come tutti i sistemi complessi è pressocchè impossibile da gestire poichè imprevedibile. Un’altra caratteristica di un sistema complesso e dunque anche di internet è che può produrre un comportamento emergente, che può essere analizzato.
Internet è fortemente emancipata dalle altre reti di telecomunicazione ed è in grado come sistema di monopolizzare l’interesse della politica, della finanza, del mercato, dell’opinione pubblica.
ora come ora FB è l’unico strumento di informazione di moltissimi ragazzi che non leggono giornali e che non guardano tg, al massimo si soffermano sul link di turno.. se i social media non sostituiranno mai i mass media, di sicuro sono l’unica fonte di molte persone. Dall’adolescente disinteressato, all’attivista schifato da tv e giornali.
e che è, siamo alle solite fra apocalittici e integrati? personalmente sono del parere che(fatti salvi i limiti della teoria) il web 2.0 stia già operando un kuhniano cambio di paradigma, avviato dalla rete e che si va articolando sintagmaticamente. Quanto alla teoria matematica della comunicazione, è presumibile lo sviluppo di nuove conoscenze sul “rumore” che ne permetteranno viepiù l’intelligibilità e diversi utilizzi a fini comunicativi il chè, probabilmente, comporterà la ridefinizione dei poli “emittente” – “ricevente” in cui si inseriranno altre dicotomie del tipo “centro” – “acentrato”, “uno” – “Molti” etc. Ma, ovviamente, sono problematiche che andranno analizzate con maggiore rigore di quanto permetta un post (che, però, lancia una traccia…e/o la lascia!).
Rispondo piu’ a Enrica che ad agv perchè il secondo fatico a comprenderlo (ognuno ha i suoi limiti), io non manco di fiducia nell’essere umano, credo solo che uno che afferma che: “FB possa diventare lo strumento con cui cambiare il mondo.” Ha poco chiaro come funzioni il mondo, rete ben piu’ complessa di quella Arpanet potenziata oggi chiamata Internet.
Non intendo dilungarmi nella discussione, io ripeto il mio concetto, è una grossa bolla che cresce, e si gonfierà moltissimo, per poi sgonfiarsi o addirittura esplodere.
Non si pou’ nemmeno minimamente pensare, non solo sperare che la pace nel mondo arrivi da un mezzo comunitivo che già di suo vive di un cartello per i costi di distribuzione.
Che è in mano a 4 multinazionali per hardware e software immanicate tra loro, insomma che è gestito da cima a fondo per ricavarne esclusivamente profitto.
Con questo chiudo il mio intervento dicendo che prima dovrebbero essere i governi a legiferare in modo da liberalizzare canali e mezzi (un poco come chiedere alle società petrolifere di farsi concorrenza reale fra loro) poi si potrebbe ragionare.
Io ho molta fiducia nell’essere umano, ma per esempio nel campo della ricerca scientifica a 360° (cosa che in Italia è quasi un disturbo per il governo di oggi e di sempre) ma in ste idiozie non sprecherei ne energie ne tempo. Infatti la chiudo quà.
Una visione del genere è collocabile nella fase iniziale del fenomeno rete, forse in una arcadia mai davvero esistita di verità e parità fra ogi utente. Naturalmente oggi non è più così, come la psicologia sociale (es “La psicologia delle folle” di Le Bon) ha reso manipolabile la folla, il viral marketing agisce perfettamente sul web 2.0.
Se è opinabile la “libertà” di internet, mi sorprende tuttora il lavoro di abbattimento dei costi partecipativi alla piattaforma. Come dicevi giustamente tu, dalla televisione al video web.
Questo comporta un rapporto efficienza/costo del viral marketing impressionante, soprattutto se proiettato nel futuro. Ciò significa che chi riuscirà a padroneggiare i mezzi del social media avrà enormi opportunità, a prescindere dal suo peso economico.
E questa, se non è un rivoluzione, certamente è un bel rimestamento sociale, ci sarò chi scende e chi sale!