Intervista a Lorenzo Pezzato, autore di Feisbuuc
La rete offre sempre nuovi modi di veicolare idee, di proporne di innovative, di rivisitarne di vecchie allineandole con il sentire contemporaneo.
È questo il canale usato da Lorenzo Pezzato, giornalista e scrittore, per diffondere e far conoscere “Feisbuuc“, il suo ultimo romanzo: “prima uno scrittore doveva trovare un editore per raggiungere un pubblico. Oggi, grazie ad internet, uno scrittore può trovare prima un pubblico (on line) e di conseguenza un editore.”
Ecco l’innovazione che ha permesso al romanzo di Pezzato di essere pubblicato a stralci sui social networks raccogliendo moltissimi lettori, e di finire poi pubblicato su carta e distribuito sugli scaffali delle librerie. Un classico esempio vincente di un progetto che nasce e cresce sul web, uscendone poi per incarnarsi nella vita reale.
Ho chiesto a Lorenzo di raccontarmi il suo rapporto con la rete, e di spiegarmi meglio i contenuti del suo progetto.
“Il web, la sua dinamicità, l’amplificazione delle opportunità di relazione, di acquisizione e condivisione di informazioni offerte dai social networks, stanno radicalmente trasformando la nostra società, impossibile non tenerne conto. Se si vuole comprendere la modernità, la contemporaneità, non si può restarne fuori.
Il mio rapporto con la rete e Facebook® si può riassumere sostanzialmente così.
Facebook® è il nucleo centrale del mio ultimo progetto: Feisbuuc, il primo romanzo a nascere e crescere in tempo reale sulla rete, e a finire poi in libreria stampato su carta, a riprova del fatto che realtà e virtualità si contaminano continuamente.
Feisbuuc non è un romanzo, ma non saprei dire cosa sia e altrove ho scritto che magari qualcuno riuscirà a trovare un neologismo. Quando una società sente il bisogno di rinnovarsi ed ammodernarsi il termometro del cambiamento diventano le espressioni artistiche, e un tempo il ruolo visionario ed immaginifico – la capacità cioè di stimolare il cambiamento con percezioni del domani – era svolto dalle avanguardie.
Oggi le avanguardie, se vogliamo chiamarle così, non sono più formate da qualche decina di artisti che si ritrovano fisicamente in un locale, ma si sono diffuse, sparpagliate nei quattro angoli del pianeta, hanno trovato altri canali per esprimersi e rimanere in contatto, anche a migliaia di chilometri di distanza. Il romanzo, per come lo intendiamo in senso classico, allora deve essere ugualmente soggetto a questa spinta in avanti, soggetto alle forze esterne che ne allargano il confine, che ne ampliano la definizione, che lo destrutturano fino a poterne fare qualcosa di diverso da come era prima.
Il modo di narrare, gli argomenti, lo stile, tutto è investito dai nuovi modi che abbiamo per narrare, dai nuovi argomenti, dalle nuove possibilità/necessità stilistiche. La rete ha un innegabile ruolo da protagonista in questo, e Feisbuuc cerca di tradurre letterariamente l’urgenza -non solo letteraria- di un cambiamento.
In Feisbuuc non sono riconoscibili le architetture del romanzo, ma lo sono le architetture della conversazione on-line, con tutti i suoi pregi e difetti.
Feisbuuc è sintetico, ottuso, scivola addosso come un improvviso acquazzone estivo, affronta con una superficialità talmente disarmante da diventare godibile argomenti che avrebbero bisogno di decine di tomi ciascuno per essere trattati.
Feisbuuc è eccessivo, grigio, anonimo, ma racconta di tutti noi, di come siamo oggi e di come potremmo essere domani.
Feisbuuc ha la stupida velleità di essere considerato un prodotto d’avanguardia.”
Raffaello Setten | raffaellosetten.wordpress.com
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ah l’ultima frase mi piace molto…è un prodotto di rincretinimento, la vita è un’alra cosa!
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