Wedgwood plain white bone china: il piatto

La tendenza nella ristorazione, a quasi ogni livello, è di servire piccole porzioni leggere, ben sistemate nel piatto, servite con eleganza ed austerità.
Peccato che spesso si sconvolga il cliente con brutti e improponibili e che nelle rubriche di cucina o nelle trasmissioni televisive si usi il pessimo verbo “impiattare”.
Ma cos’è veramente un piatto elegante? E come si combina un piatto elegante con il rito del pranzo? E soprattutto, come si codifica il rito, l’etichetta, le buone maniere, la storia del cibo e dei costumi? E’ davvero una storia minore quella degli utensili che abbiamo ogni giorno davanti agli occhi?
Nella storia recente, prima della rivoluzione industriale, c’è stato un enorme rivoluzione dei consumi, a cui si è agganciata la produzione di massa. Che senso aveva produrre cotonina stampata a buon mercato a Manchester se non c’era un mercato interno pronto a comperarla, oppure importare tonnellate di té dalla Cina se non c’era milioni di persone ad attenderlo?
Con l’arrivo del té in Gran Bretagna, arrivarono anche le ceramiche cinesi e le porcellane in gran numero. E mentre gli europei non conoscevano l’utilizzo del kaolino per la produzione della porcellana, almeno fino alla scoperta nel 1707 di un ceramista sassone, grande era la richiesta di ceramica bianca cinese. Tra l’altro la ceramica veniva imballata assieme al té per zavorrare la nave.

In Inghilterra comincia però la storia di un prodotto che, ancora i giorni nostri, è così inconfondibilmente bello: il piatto Bone China Wedgwood.
Bone China è stato il primo piatto prodotto dalle manifatture Wedgwood, durante l’era di Josiah Wedgwood II, figlio del fondatore tra il 1812 ed il 1822.
La luminosità ed il biancore del piatto white bone è dovuta alla presenza nella miscela di creta di polvere di osso. Per essere chiamato white bone la polvere d’osso deve essere la metà della miscela.
Wedgwood assicura che la formula che rende così bello e luminoso questo piatto, al punto da essere adottato a Buckingam Palace, contiene qualcosa più del 50 percento di polvere d’osso e che è questa particolare composizione a dare al piatto anche una straordinaria solidità.
Al punto che Wedgwood promette che quattro tazze da tè riescono a sostenere un’auto, se poste ognuna sotto una ruota. Anche se non è chiaro il tipo di auto, né perché bisognerebbe sottoporre le tazze da té a questa prova.
Giovanni Cappellotto | www.giovannicappellotto.it
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Anche qui giovanni? ciao! Io ho comprato dei piattti quadrati, perchè mi sembravano da fighettina, magari se avessi letto quest’articolo avrei evitato… non è proprio pratico mangiare nel coperchio di una scatola : )
Verissimo, ho antipatia per i piatti quadrati e per i piatti colorati. Non è snobismo, è che mi piace vedere il colore delle cose e si possono ruotare. Se poi riuscissi a metter meno cibo sul piatto, ci guadagnerei anche con la linea.
Ma questo è un altro discorso….
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il libero mercato e l’importazione dall’oriente, furono passi fondamentali per lo sviluppo della cultura industriale, prima in Inghilterrra, poi in tutto il resto d’europa. Storicamente, il movimento artistico dell’art nouveau partì proprio dalla scoperta del tratto e della concezione spaziale giapponese, in pittura come nelle arti grafiche e manifatture artigianali.
Una considerazione meriterebbe la produzione di sedute di Thonet, per quel che riguarda il legame tra prodotto, inteso come precursore dell’oggetto moderno, e mercato di massa.
“La tendenza nella ristorazione, a quasi ogni livello, è di servire piccole porzioni leggere, ben sistemate nel piatto…” ed in numero dispari. Lo avete mai notato? Sempre porzioni non divisibili per due. Il concetto di sharing eventualmente non porta profitti nel mercato della ristorazione. La vecchia scuola… :-)
A questo punto bisogna scegliere le vecchie trattorie che mettono il piatto di portata da cui prendere, oppure il bellissimi locali che passano con il carrello degli arrosti, ed in questa stagione invernale con i bolliti…
Ho sempre il dubbio che quei carrelli siano “reindirizzati” con insistenza verso i tavoli dei clienti più disappetenti. Preferisco il piatto da portata delle vecchie trattorie… un “daily share” più controllabile e a misura di stomaco.