Meme, il virus che colpisce online.
Una contagiosa logica virale. Così mi piace definire il fenomeno “meme“. Tormentoni social che dilagano (in modo naturale ed autonomo) online, che partono e proseguono a partire da una foto, un testo, un video. Da un’intuizione di un qualche soggetto. La naturale piazza per la propagazione del virus? Inutilo sottolinearlo: i social network.
Di esempi ce ne sarebbero moltissimi, tutti molto originali (questa è ovviamente una delle caratteristiche principali che permette la diffusione). Degli esempi?
Qualcuno inizia a pubblicare una sua foto su Flickr con una testa nel frigorifero taggandola con il numero in codice 241543903, ed il tam-tam online propaga il virus (provate a digitare su Google quel codice, vedrete quanti soggetti hanno imitato il personaggio). La voce “passa” da Flickr a Facebook, transitando per Twitter e la blogosfera.
Un esempio tutto italiano e recentissimo: un noto VIP, su un noto Social network (Friendfeed), pubblica una sua foto con un banale messaggio su di un cartello. Qualcuno inizia a prendere di mira il cartello facendone alcune divertenti ed ironiche versioni, diversi utenti del social network lo imitano: questo è il risultato. Centinaia di versioni di quella fotografie, tutto iniziato e terminato in pochissime ore.
C’è poi questo nuovo progetto nato dall’incontro fra il blog NonConvenzionale e la piattaforma di microblogging Meemi, il cui nome non lascia spazio a equivoci.
Ci sarebbero molti altri esempi: ma se avete voglia di divertirvi, andate qui. Oppure guardate la classifica stilata dal rinomato blog americano Mashable.

Ma è davvero un fenomeno incontrollabile? Siamo certi si tratti di iniziative che nascono sempre in maniera naturale? Quanto conta il soggetto che lancia, in molti casi anche inconsciamente, il meme?
Sono domande alle quali è ovviamente difficile dare una risposta, in quanto, il fenomeno sembrerebbe non possedere logiche di propagazione precise. E’ l’idea che, come al solito, fa la differenza.
Ma le aziende (o meglio, Web Agency) possono studiare la natura degli internet meme per perfezionare ed ideare campagne di viral marketing di successo? Oppure, anche in questo caso, le iniziative virali naturali degli individui non possono esser nemmeno lontanamente paragonate a quelle aziendali che “forzatamente” lanciano il viral?
Quello che cambia sono gli obiettivi, è evidente: ecco perchè le due tipologie di virus, seppur hanno delle somiglianze inqeuivocabili, differiscono. Eccome se differiscono. Ecco perchè le aziende/agenzie non possono esimersi da studiare il fenomeno.
Mettiamola così: il meme è la più classica delle influenze stagionali, una campagna di viral marketing, invece, inietta un siero che prova a far venire l’influenza agli utenti.
Tranquilli, si guarisce presto.
Massimiliano Trisolino | www.iltriso.it
(Questo post è stato pubblicato anche qui)
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