Nuove tendenze della qualità creativa in fotografia
Una platea di oltre 300 persone, composta prevalentemente da fotografi professionisti, creativi, critici, opinion leader nel mondo della fotografia: è quella che ha affollato la più grande sala convegni della Triennale di Milano per parlare del tema “Nuove tendenze della qualità creativa in fotografia“, evento i cui dettagli avevamo già annunciato nel blog e a cui eravamo presenti in veste di relatori.
Quali conclusioni possiamo trarre da questo incontro? Sicuramente che il mondo della fotografia e della creatività in generale sta subendo una mutazione radicale e irreversibile. Roberto Tomesani, coordinatore generale dell’Associazione Nazionale Fotografi Professionisti TAU Visual, ha giustamente parlato di un cambiamento capace di ridefinire alla base intere professioni, di cancellarne alcune come di crearne di nuove. E’ giusto non nascondersi e prenderne atto. E’ giusto non arroccarsi in posizioni difensiviste, per capire come si stanno evolvendo lo scenario competitivo e le regole del mercato.
L’avvento della tecnologia digitale è stato dirompente nel campo fotografico: sotto l’aspetto tecnico, professionale, creativo. Ci sono mestieri legati alla fotografia che sono scomparsi. Tecniche che non vengono o non verranno più praticate. Approcci alla creatività e alla concezione della professione che in poco tempo hanno perso di senso e di efficacia.
Allo stesso tempo nuovi modelli, nuovi modi di operare si profilano all’orizzonte, anzi sono già realtà. E la fotografia, come ha sottolineato Tomesani, non ha mai vissuto un momento tanto fecondo e di tale diffuso interesse. Dopo anni di stasi, quasi declinanti, è come se un improvviso riflettore si fosse acceso: mai come oggi la fotografia e la condivisione delle immmagini è stata così popolare.

“Oggi più che mai sono importanti la progettualità (un termine che preferico a quello, abusato, di “creatività”) e la consapevolezza”. ha detto Denis Curti, direttore di Contrasto, una delle più importanti agenzie di fotoreportage italiane. Illuminanti gli esempi, i casi e le testimonianze di successo riportati da Curti, per capire le categorie mentali con cui interpretare oggi il mondo fotografico, professionale (e non solo).
Alex Brunori, Direttore Creativo Esecutivo MRM Worldwide Italy, ha rimarcato i medesimi concetti. “La nostalgia non ci salverà” ha detto, sottolineando come i cambiamenti riguardino tutti, nessuno escluso. Ed è unendo le conoscenze, condividendo le scoperte, affrontando insieme questi processi che la creatività può esprimersi ed è possibile interpretare con soddisfazione la contemporaneità.
L’esperienza di Zooppa raccontata da Elisa ha come sempre aperto una finestra per molti insospettabile sui cambiamenti di paradigma introdotti dall’avvento di internet e del web 2.0. E non senza sconcerto di alcuni, va detto, che non hanno mancato in questa occasione di manifestare anche le loro perplessità oltre al loro apprezzamento. Reazioni comprensibili di fronte a un mondo che cambia veloce e che costringe tutti a riflettere, a immaginare, a immaginarsi. Sfide affascinanti, secondo noi, per chi della creatività ha fatto il faro della propria vita.

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E’ grazie a Zooppa.com che i fotografi professionisti che lavorano in pubblicità possono dire la loro nell’ADV. Grazie Roberto, grazie Elisa.
non sarà facile per alcuni (o molti) di noi, cresciuti in un’ Italia delle mille corporazioni, sposare l’idea di avere una platea così grande di competitors (alcuni davvero validi) con i quali confrontarsi in un mercato, quello del web 2.0 che Zooppa rappresenta molto bene.
E’ una rivoluzione darwiniana, dove l’evoluzione segnerà la linea di sopravvivenza per un mestiere che già in parte si è estinto.
Personalmente la trovo una sfida che aumenta lo stimolo alla creatività e ti “costringe” a rivedere ogni giorno quelli che sono i propri orizzonti.
Adesso bisignerà formare i “fotografi 2.0″.
E’ vero Massimo. Purtroppo in Italia esistono troppe corporazioni. Non è certo il caso dei pubblicitari nè dei fotografi, da sempre professioni aperte, com’è normale che siano. Vi sono invece professioni protette, e intendiamo troppo protette, da una carta o un titolo. La bravura, il talento, l’impegno, la professionalità, i risultati dovrebbero essere l’unico scudo di un professionista.