La pubblicità la fanno gli utenti – Italia Oggi
Articolo apparso su Italia Oggi del 13 novembre 2007
I contest di Zooppa.com, una maniera alternativa per far conoscere la propria azienda.
Arrivano i siti web che mettono a gara la creatività dei navigatori chiedendo loro di realizzare campagne per marchi famosi. Un’esperienza già fatta da Pago e Rainet
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La rivoluzione dal basso annunciata dagli appassionati del web 2.0 (la nuova frontiera di internet che permette un coinvolgimento attivo degli utenti) prova a contagiare anche la pubblicità. I tradizionali banner o i pop-up diventano sempre più anacronistici di fronte a un nuovo uso della rete e così sono gli stessi utenti, magari affezionati a un certo tipo di brand, a mettersi in gioco e realizzare, a volte quasi per scherzo, delle campagne pubblicitarie con filmati autoprodotti. I luoghi di ritrovo di questi cyber-creativi sono i siti User generated advertising (Uga), veri e propri laboratori, come gli statunitensi Brickfish e Shycast, dove gli utenti competono tra loro per la realizzazione del prodotto migliore. Il meccanismo è semplice: ciascuno di questi spazi web indice un contest (una gara) tra gli utenti registrati al sito nel quale si chiede di realizzare un video o scrivere un concept (soggetto) che riesca soprattutto a esprimere l’idea che la community ha di quel marchio. Il prodotto che ottiene più voti viene premiato in denaro o con altri beni. Ed è questo elemento che fa la differenza tra i diversi siti. I vincitori dei contest lanciati su Brickfish, per esempio, anziché ricevere delle quote in dollari possono trascorrere una serata con il gruppo musicale preferito oppure ricevere viaggi e vestiti, in base al budget stabilito inizialmente dal brand inserzionista.
Diversa è la strategia di Shycast. Il sito americano fondato nell’agosto 2006 da Drew Peloso si basa su una comunità di utenti e su un meccanismo di remunerazione, in caso di vincita, in dollari americani. «Per noi è importante supportare i brand nella creazione di proprie community», afferma Drew Peloso, ad di Shycast, «abbiamo quindi realizzato una piattaforma che permetta ai brand di lanciare contest sia sul nostro sito sia di integrarli sul sito ufficiale del marchio».
A sette mesi dalla nascita di Shycast, la rivoluzione del web 2.0 è approdata anche in Italia. Nel marzo 2007 da un’idea di Davide Lombardi nasce il sito italo-americano Zooppa.com. A monte del progetto c’è H-Farm, il gruppo guidato dal trevigiano Riccardo Donadon, che ha dato vita anche ad altre società legate al mondo dei servizi on-line e che ha contribuito con un investimento iniziale di circa 50 mila euro alla nascita del sito. Zooppa prevede di ammortizzare questa spesa nel corso del 2008 sulla base dei ricavi previsti per il 2007 intorno ai 500 mila euro.
Come succede anche per gli altri siti americani, con un semplice voto gli utenti stessi scelgono il prodotto migliore, che riceverà un compenso economico direttamente dal brand che, inoltre, versa al sito di Lombardi una quota del budget previsto dal contratto. Se in Shycast e Brickfish i vincitori possono subito intascare la loro quota, i partecipanti ai contest di Zooppa devono fare i conti con una moneta virtuale, gli Zoop$ (dollari di Zooppa che equivalgono, con un rapporto di uno a uno, alla valuta statunitense), convertibili però solo al raggiungimento di mille dollari. L’idea è quella di fidelizzare gli utenti, spingendoli a collaborare tra loro, per raggiungere la quota minima per il cambio. «A questo punto», spiega Lombardi, «l’utente può cliccare dalla sua pagina personale il tasto Convert in modo da ricevere il form da compilare per effettuare il bonifico che andrà a buon fine in meno di una settimana». Ma sono ancora poche decine gli utenti che hanno già incassato il denaro reale: «Dalla nascita di Zooppa a oggi», aggiunge Lombardi, «sono 29, mentre 158 sono complessivamente quelli che hanno accumulato Zoop$».
La pubblicità veicolata dagli utenti è un mercato in espansione, ma non sembra ancora mettere in crisi le agenzie pubblicitarie tradizionali. Per molti brand che si sono affidati a questi siti è più rilevante capire, attraverso l’apporto dei video degli utenti, il modo in cui viene percepito il marchio dal pubblico più che trovare spunti per un nuovo spot, come spiega Monica Nali, direttore marketing di Pago Italia: «Volevamo entrare in contatto, in modo diretto, con i nostri consumatori, per capire il vissuto di Pago. Ma non escludiamo di trarre spunti in futuro per le campagne attraverso i filmati degli utenti». Diverso, invece, l’obiettivo di Rainet che, come spiega il direttore marketing Gianluca Stazio, punta a ripetere l’esperienza vissuta con Zooppa affidandosi questa volta a un’agenzia creativa. Occhi puntati quindi sui nuovi linguaggi del web 2.0. Anche se i brand restano, per ora, fedeli agli attori tradizionali. (riproduzione riservata)
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