Ciao, community! Mi do il benvenuto nel nuovo blog, e do il benvenuto a tutti coloro che vorranno partecipare, con il proprio commento, a questo topic: “Mi piace” o “funziona”? Il tema mi è venuto in mente per 2 ragioni:
I commenti ai lavori su Zooppa nell’80% dei casi sono “bello!”, “divertente!”, “fatto molto bene” oppure “qualitativamente scarso”;
Mi trovo molto (troppo) spesso, nel mio lavoro, a scontrarmi con persone che non vanno al di là dell’estetica di una pagina grafica, giudicata naturalmente in base al gusto personale!
Da qui la domanda: “Mi piace” o “funziona”? La pubblicità, così come la grafica (di qualsiasi cosa, anche di un invito per una discoteca) ha delle regole stilistiche (che naturalmente, come tutte le regole, spesso vengono consapevolmente sovvertite), degli schemi nell’uso del colore e del lettering… perchè TUTTO, proprio TUTTO, deve contribuire a far passare il messaggio (Mc Luhan diceva “Il mezzo è il messaggio”). Per questo mi chiedo: ci si può fermare al “Mi piace”, come spesso tante aziende fanno di fronte alla proposta di uno spot o di un lavoro grafico da parte di un’agenzia? Una pubblicità che piace è necessariamente valida? E chi dice che una pubblicità che non piace non riesca a vendere molto bene? Quante aziende hanno investito su pubblicità che di sicuro a qualcuno all’interno non piacevano, che hanno quasi disturbato? (Mi viene in mente Air Action Vigorsol). Quali sono le pubblicità dell’ultimo periodo che ci piacciono, e quali di queste crediamo funzionino (intendo “fanno vendere”, non “creano un’emozione intorno al prodotto”), e perché?
Io non dico la mia ora, mi piace partecipare alla discussione insieme a voi! Enjoy!
ciao voilà, il primo commento, ovviamente mio, ancora pochi sanno del nuovo blog, oggi scriverò un po’ di post quà e là.
cominciando ad analizzare, bisogna dire che le opzioni sono 3. 1)mi piace 2)funziona 3)mi piace e funziona. non è detto che se una pubblicità piaccia, necessariamente funzioni e viceversa, però il ragionamento è molto più ampio, perchè dipende anche da ciò che andiamo a pubblicizzare e in base a quello decidiamo che tipo di pubblicità fare, ad esempio per un profumo basta che piaccia, per vanish no, può anche essere brutta, ma deve funzionare. quindi la funzionalità o l’edonismo dipendono dal prodotto e questa è una cosa imprescindibile. ok e ora le pubblicità che mi piacciono: quella che più mi piace ora, anche se si vede poco è quella di COCO CHANEL con Keira Knightley, a dir poco stupenda e i colori….mamma mia, troppo belli, quella che credo funzioni, tutte quelle del mcdonalds, e alcune sono proprio belle tipo quelle della serie “devi arrivare solo a domani…” però io ne ho una terza cioè una che mi piace e che vende: la pubblicità Adidas nelle due versioni (1 con Leo Messi, 2 con gli All Blacks) e questa ritengo che sia al contempo bella, emozionante con la musica e le storie che vengono raccontate (soprattutto quella di Leo Messi, direi toccante) e il finale con quello slogan Impossible is nothing che significa anche che tutte le difficoltà della vita possono essere superate. ed ovviamente è funzionale perchè ci sono testimonial noti….
beh mi sono dilungato assai. cià :-)
Ottima domanda…devo ammettere che spesso secondo me la differenza tra “mi piace” e “funziona” è sottilissima…Mi viene in mente la pubblicità del bambino che “pianta” la macchina nel giardino per far cresce una automobile uguale a quella nel vialetto…è una pubblicità bellissima…e funziona per quello…come quelle del MacDonalds citate da Chimera….Funzionano perchè sfruttano un’idea buona e rimangono in mente perchè sono “belle”…nonostante magari il collegamento al prodotto sia minimo…Dunque penso che in un certo senso quando una pubblicità piace…beh funziona
Sono d’accordo con te, Teo, anche se mi chiedevo cosa fà realmente vendere, cosa ti fà scegliere quello invece che quell’altro prodotto. Il tuo commento mi porta ad un altro aspetto del “Mi piace o funziona”: quante pubblicità piacciono ma non funzionano perchè… non si ricorda neanche a quale prodotto sono legate? In questo senso non funzionano né per vendere né per affermare il marchio! Ad esempio, quella della macchina da te citata: io non ricordo di quale auto si tratta! E io sono un vero maniaco di spot! E’ così per molte pubblicità di auto, ma non solo, non trovate?
Ciao!
Una simile distinzione tra “mi piace” e “funziona” l’ho sentita fare (in una email privata) da un consulente editoriale per una casa editrice. Dava molta importanza al “funziona”, e per capire se un romanzo funzionasse o meno si sforzava di ANNULLARE sé stesso come fruitore.
Infatti, pienemente d’accordo con Grenar, e il mio discorso è proprio questo. Per un pubblicitario il fruitore di ciò che crea è prima di tutto il suo cliente (l’azienda), è vero, ma non è giusto che si crei qualcosa soltanto per sentirsi dire “Bella!”, perchè a dire bella son capaci tutti, tutti hanno un gusto. Bisogna Creare, con la C maiuscola, ed è un mestiere: se la creazione funziona allora si è lavorato bene, se la creazione è soltanto bella, si è soltanto dimostrato che si sa usare un computer. Il coraggio, poi, è proprio quell’ANNULLARSI di cui parla Grenar: annullarsi sia in fase di creazione (il creativo) sia in fase di scelta (l’azienda). Tutti restando con il proprio gusto, certo, di cui ogni creazione è comunque intrisa, ma ricordando cosa vuole raggiungere quello spot, e soprattutto a chi vuole parlare. Magari non vuole vendere, ma soltanto shockare! O forse vuole raggiungere un aumento di fatturato! Mi piacerebbe sapere la tua, Grenar, sulle pubblicità che funzionano: ad esempio, anche tu credi, come Chimera, che gli spot Adidas riescano a vendere? Oppure quali altri?
Voilà, usi proprio le parole giuste. Mi chiedi se “credo”, e infatti non ho strumenti se non la mia sensibilità per giudicare l’incremento di fatturato dovuto a uno spot. Ma da pseudo-pubblicitario quale sono io credo che non si debba misurare MAI il successo in termini di fatturato (lo fanno i cumenda con la fabbrichetta). Se uno spot crea un alone di FASCINO attorno a un marchio, quel marchio acquista un valore non monetario ma duraturo. Non si può fare una equazione “ho speso x per questo spot, dopo un mese il mio fatturato è y”. Si deve (i committenti devono) pensare: “ho speso x per questo spot, ora come viene percepito il mio prodotto?” (continua)
(riprende)
L’azienda che più di tutte, per me, ha nel suo DNA questo modo di pensare è la Coca-Cola. Le loro pubblicità, di qualsiasi epoca, sono “storia”. I loro advertising degli anni ’30, impressi su portabicchieri e su vetrofanie, sono oggetti da collezione. A lungo andare, con una serie di mosse azzeccate e lungimiranti, la Coke Company ha creato un impero destinato a durare. Lo stesso sta facendo la Nike con alcuni suoi modelli da collezione.
Ma come si fa? Bisogna, a mio avviso, creare qualcosa che duri. Niente shock, ma racconto. Niente provocazione, ma arte. Niente trucchi, ma fantasia. E detta così sembra facile…
a mio giudizio, le pubblicità che “funzionano” e sono “belle” sono poche, daccordo con gli altri sulle sopracitate Nike e Cocacola, quest’ultima con una storia pubblicitaria alle spalle che ha sempre funzionato (in termini anche di vendita) e di cui giudico le più belle soprattutto quelle a sfondo natalizio, una domanda mi sovviene, pensate che la Cocacola abbia ancora bisogno di pubblicità? a mio giudizio si venderebbe ugualmente…dai vari discorsi però, non emerge una realtà con cui ci confrontiamo giornalmente la definirei “pura” pubblicità funzionale, le “televendite”.
ricordiamoci che se il colore del natale e di babbo natele è il rosso lo si deve solo e soltanto alla coca cola, prima Santa clause era vestito di verde….rendiamoci conto del potere della pubblicità!!!!
I tuoi esempi, Grenar, sono, oserei dire, di prodotti che sono una “pubblicità ambulante”: la loro diffusione è talmente capillare… ogni frigorifero a vista in ogni bar è una pubblicità di Coca-Cola! Lì c’è la certezza non che la pubblicità funzioni (anche senza, io la berrei ugualmente!), ma che il prodotto sia forte, fortissimo, quasi unico. E un altro esempio è la Nutella, unica ed insostituibile per i consumatori… e auto-dichiaratasi unica negli spot: “Che mondo sarebbe senza Nutella” (Notare: lo slogan non ha il punto interrogativo, perchè non è una domanda che richiede una risposta… non sarebbe il mondo, punto!). Passando al discorso delle televendite, aperto da Alessandra: quelle sono le pubblicità che “si sfogano”, e sono per i prodotti a cui i 30 secondi starebbero stretti, non perchè hanno molto da dire… ma paradossalmente perchè hanno da comunicare molto poco! Una nota ditta di materassi ripete per almeno 4 volte in 2 minuti che regala un completo di lenzuola… che qui al mercato costa 12 euro!
Già, Voilà, questo intendevo: la percezione del prodotto è diventata così forte che si vende da solo. Ma è il frutto di anni (decenni) di geniale advertising. Anni in cui la curva delle vendite sarà stata tortuosa, ma che hanno “lavorato” e modellato l’immaginario collettivo (il Babbo Natale citato da Chimera!) — Off topic mi chiedo come sarebbero mai una Nutella Cola da bere o una CocaNut da spalmare, quale forza avrebbero, se venderebbero…
Ciao a tutti la prima cosa che mi hanno detto al momeno del mio ingresso “nel mondo della pubblicità” è stata: un artista non può essere un pubblicitario, nel senso che la comunicazione di un artista è fine a se stessa…per me non è mai valso questo concetto, ok ci sono degli schemi da seguire dei codici da rispettare, ma alla fine quello che si vende è una bugia…bella funzionale che sia, forte questo termine ok, prendete le mie parole con un misurino, vi ricordate la pubblicità delle calze?(non ricordo bene il nome), calze resistenti all’impossibile, bella la pubblicità, funzionale nel suo fine, di far acquistare quel tipo di calza piuttosto che un’altro…ma alla fine il risultato vero quale è? che è una calza simile alle altre. Il bello o il brutto per me è soggettivo tanto quanto funziona o non funziona, e se c’è una differenza è sottilissima. Tutto questo per dire che grenar secondo me ha detto una cosa giusta ci deve essere l’arte nel raccontarsi realmente usando effetti speciali, quali possano essere il messi di turno, che si disegna, nella pubblicità per me è essenziale raccontrsi non vendersi subito come unici e indiscutibili…una cosa geniale per me lo ha fatto la APPLE, quel tipo di cocetto, l’essere differenti dal resto, è un concetto che è alla base di tutti, ma la apple l’ha in uncerto senso fatto suo, la coca cola, ormai non ha più bisogno di attaccare un concetto dietro le sue campagne, ma punta sul bello, su effetti speciali…non so come spiegarmi, la campagne dell’adidas mi piace da matti perchè oltre che essere stupenda visivamente mi da delle emozioni, è un mix di creatività intelligente, unita all’arte di sapersi raccontare.
Mi sono un pò persa nel discorso, ma spero di aver espresso quello che pensavo.
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ciao voilà, il primo commento, ovviamente mio, ancora pochi sanno del nuovo blog, oggi scriverò un po’ di post quà e là.
cominciando ad analizzare, bisogna dire che le opzioni sono 3. 1)mi piace 2)funziona 3)mi piace e funziona. non è detto che se una pubblicità piaccia, necessariamente funzioni e viceversa, però il ragionamento è molto più ampio, perchè dipende anche da ciò che andiamo a pubblicizzare e in base a quello decidiamo che tipo di pubblicità fare, ad esempio per un profumo basta che piaccia, per vanish no, può anche essere brutta, ma deve funzionare. quindi la funzionalità o l’edonismo dipendono dal prodotto e questa è una cosa imprescindibile. ok e ora le pubblicità che mi piacciono: quella che più mi piace ora, anche se si vede poco è quella di COCO CHANEL con Keira Knightley, a dir poco stupenda e i colori….mamma mia, troppo belli, quella che credo funzioni, tutte quelle del mcdonalds, e alcune sono proprio belle tipo quelle della serie “devi arrivare solo a domani…” però io ne ho una terza cioè una che mi piace e che vende: la pubblicità Adidas nelle due versioni (1 con Leo Messi, 2 con gli All Blacks) e questa ritengo che sia al contempo bella, emozionante con la musica e le storie che vengono raccontate (soprattutto quella di Leo Messi, direi toccante) e il finale con quello slogan Impossible is nothing che significa anche che tutte le difficoltà della vita possono essere superate. ed ovviamente è funzionale perchè ci sono testimonial noti….
beh mi sono dilungato assai. cià :-)
Ottima domanda…devo ammettere che spesso secondo me la differenza tra “mi piace” e “funziona” è sottilissima…Mi viene in mente la pubblicità del bambino che “pianta” la macchina nel giardino per far cresce una automobile uguale a quella nel vialetto…è una pubblicità bellissima…e funziona per quello…come quelle del MacDonalds citate da Chimera….Funzionano perchè sfruttano un’idea buona e rimangono in mente perchè sono “belle”…nonostante magari il collegamento al prodotto sia minimo…Dunque penso che in un certo senso quando una pubblicità piace…beh funziona
Sono d’accordo con te, Teo, anche se mi chiedevo cosa fà realmente vendere, cosa ti fà scegliere quello invece che quell’altro prodotto. Il tuo commento mi porta ad un altro aspetto del “Mi piace o funziona”: quante pubblicità piacciono ma non funzionano perchè… non si ricorda neanche a quale prodotto sono legate? In questo senso non funzionano né per vendere né per affermare il marchio! Ad esempio, quella della macchina da te citata: io non ricordo di quale auto si tratta! E io sono un vero maniaco di spot! E’ così per molte pubblicità di auto, ma non solo, non trovate?
concordo, ma quelle sono le migliori, intrise di emozioni….
Ciao!
Una simile distinzione tra “mi piace” e “funziona” l’ho sentita fare (in una email privata) da un consulente editoriale per una casa editrice. Dava molta importanza al “funziona”, e per capire se un romanzo funzionasse o meno si sforzava di ANNULLARE sé stesso come fruitore.
Infatti, pienemente d’accordo con Grenar, e il mio discorso è proprio questo. Per un pubblicitario il fruitore di ciò che crea è prima di tutto il suo cliente (l’azienda), è vero, ma non è giusto che si crei qualcosa soltanto per sentirsi dire “Bella!”, perchè a dire bella son capaci tutti, tutti hanno un gusto. Bisogna Creare, con la C maiuscola, ed è un mestiere: se la creazione funziona allora si è lavorato bene, se la creazione è soltanto bella, si è soltanto dimostrato che si sa usare un computer. Il coraggio, poi, è proprio quell’ANNULLARSI di cui parla Grenar: annullarsi sia in fase di creazione (il creativo) sia in fase di scelta (l’azienda). Tutti restando con il proprio gusto, certo, di cui ogni creazione è comunque intrisa, ma ricordando cosa vuole raggiungere quello spot, e soprattutto a chi vuole parlare. Magari non vuole vendere, ma soltanto shockare! O forse vuole raggiungere un aumento di fatturato! Mi piacerebbe sapere la tua, Grenar, sulle pubblicità che funzionano: ad esempio, anche tu credi, come Chimera, che gli spot Adidas riescano a vendere? Oppure quali altri?
La pubblicità deve funzionare. Meglio se piace. Molto meglio.
Voilà, usi proprio le parole giuste. Mi chiedi se “credo”, e infatti non ho strumenti se non la mia sensibilità per giudicare l’incremento di fatturato dovuto a uno spot. Ma da pseudo-pubblicitario quale sono io credo che non si debba misurare MAI il successo in termini di fatturato (lo fanno i cumenda con la fabbrichetta). Se uno spot crea un alone di FASCINO attorno a un marchio, quel marchio acquista un valore non monetario ma duraturo. Non si può fare una equazione “ho speso x per questo spot, dopo un mese il mio fatturato è y”. Si deve (i committenti devono) pensare: “ho speso x per questo spot, ora come viene percepito il mio prodotto?” (continua)
(riprende)
L’azienda che più di tutte, per me, ha nel suo DNA questo modo di pensare è la Coca-Cola. Le loro pubblicità, di qualsiasi epoca, sono “storia”. I loro advertising degli anni ’30, impressi su portabicchieri e su vetrofanie, sono oggetti da collezione. A lungo andare, con una serie di mosse azzeccate e lungimiranti, la Coke Company ha creato un impero destinato a durare. Lo stesso sta facendo la Nike con alcuni suoi modelli da collezione.
Ma come si fa? Bisogna, a mio avviso, creare qualcosa che duri. Niente shock, ma racconto. Niente provocazione, ma arte. Niente trucchi, ma fantasia. E detta così sembra facile…
Dimenticavo la Guinness…
a mio giudizio, le pubblicità che “funzionano” e sono “belle” sono poche, daccordo con gli altri sulle sopracitate Nike e Cocacola, quest’ultima con una storia pubblicitaria alle spalle che ha sempre funzionato (in termini anche di vendita) e di cui giudico le più belle soprattutto quelle a sfondo natalizio, una domanda mi sovviene, pensate che la Cocacola abbia ancora bisogno di pubblicità? a mio giudizio si venderebbe ugualmente…dai vari discorsi però, non emerge una realtà con cui ci confrontiamo giornalmente la definirei “pura” pubblicità funzionale, le “televendite”.
ricordiamoci che se il colore del natale e di babbo natele è il rosso lo si deve solo e soltanto alla coca cola, prima Santa clause era vestito di verde….rendiamoci conto del potere della pubblicità!!!!
I tuoi esempi, Grenar, sono, oserei dire, di prodotti che sono una “pubblicità ambulante”: la loro diffusione è talmente capillare… ogni frigorifero a vista in ogni bar è una pubblicità di Coca-Cola! Lì c’è la certezza non che la pubblicità funzioni (anche senza, io la berrei ugualmente!), ma che il prodotto sia forte, fortissimo, quasi unico. E un altro esempio è la Nutella, unica ed insostituibile per i consumatori… e auto-dichiaratasi unica negli spot: “Che mondo sarebbe senza Nutella” (Notare: lo slogan non ha il punto interrogativo, perchè non è una domanda che richiede una risposta… non sarebbe il mondo, punto!). Passando al discorso delle televendite, aperto da Alessandra: quelle sono le pubblicità che “si sfogano”, e sono per i prodotti a cui i 30 secondi starebbero stretti, non perchè hanno molto da dire… ma paradossalmente perchè hanno da comunicare molto poco! Una nota ditta di materassi ripete per almeno 4 volte in 2 minuti che regala un completo di lenzuola… che qui al mercato costa 12 euro!
Già, Voilà, questo intendevo: la percezione del prodotto è diventata così forte che si vende da solo. Ma è il frutto di anni (decenni) di geniale advertising. Anni in cui la curva delle vendite sarà stata tortuosa, ma che hanno “lavorato” e modellato l’immaginario collettivo (il Babbo Natale citato da Chimera!) — Off topic mi chiedo come sarebbero mai una Nutella Cola da bere o una CocaNut da spalmare, quale forza avrebbero, se venderebbero…
bè grenar un’accoppiata del genere esiste, nutella/estathè…quest’ultimo magari non è famoso come la cocacola!
si ma non ha avuto successo….infatti ora hanno fatto la confezione con nutella e grissini e basta…
Ciao a tutti la prima cosa che mi hanno detto al momeno del mio ingresso “nel mondo della pubblicità” è stata: un artista non può essere un pubblicitario, nel senso che la comunicazione di un artista è fine a se stessa…per me non è mai valso questo concetto, ok ci sono degli schemi da seguire dei codici da rispettare, ma alla fine quello che si vende è una bugia…bella funzionale che sia, forte questo termine ok, prendete le mie parole con un misurino, vi ricordate la pubblicità delle calze?(non ricordo bene il nome), calze resistenti all’impossibile, bella la pubblicità, funzionale nel suo fine, di far acquistare quel tipo di calza piuttosto che un’altro…ma alla fine il risultato vero quale è? che è una calza simile alle altre. Il bello o il brutto per me è soggettivo tanto quanto funziona o non funziona, e se c’è una differenza è sottilissima. Tutto questo per dire che grenar secondo me ha detto una cosa giusta ci deve essere l’arte nel raccontarsi realmente usando effetti speciali, quali possano essere il messi di turno, che si disegna, nella pubblicità per me è essenziale raccontrsi non vendersi subito come unici e indiscutibili…una cosa geniale per me lo ha fatto la APPLE, quel tipo di cocetto, l’essere differenti dal resto, è un concetto che è alla base di tutti, ma la apple l’ha in uncerto senso fatto suo, la coca cola, ormai non ha più bisogno di attaccare un concetto dietro le sue campagne, ma punta sul bello, su effetti speciali…non so come spiegarmi, la campagne dell’adidas mi piace da matti perchè oltre che essere stupenda visivamente mi da delle emozioni, è un mix di creatività intelligente, unita all’arte di sapersi raccontare.
Mi sono un pò persa nel discorso, ma spero di aver espresso quello che pensavo.